Vivere la Giungla

December 30, 2015

Durante il nostro viaggio vaghiamo da unprogetto all'altro ed è sempre difficile dire addio a quelle persone eccezionaliche ci hanno lasciato entrare nel loro mondo. Ma nei primi cinque mesi dicammino ci è passato solo una volta per la testa di mollare tutto e rimanere lìper sempre (o almeno un po' più a lungo). I dodici giorni nella giunglathailandese, all’ecoturismo Wang Khunphrom, sono di certo tra le più belleesperienze della nostra vita. E' difficile trovare le parole per descrivere lagenuinità e le attenzioni di coloro che hanno creato questa comunità. Abbiamoricevuto tanto amore – del resto è difficile definirlo diversamente -soprattutto da Pitua, promotore del progetto, la moglie Rat e le loro figlia di5 anni, Mila. Anche se tutte le persone coinvolte in Wang Khunphrom hanno fattoveramente di tutto per farci sentire come a casa. E lo abbiamo fatto.

 

Sono cresciuto a Khao Sok – racconta Pitua.Quando ero giovane ho visto arrivare qui un sacco di stranieri. Andava bene,portavano denaro, posti di lavoro. Ma il tempo è passato e 10 anni dopo leimprese familiari a Khao Sok sono cambiate. Un sacco di compagnie sono venuteda fuori. Hanno intravisto l'opportunità di guadagnare bei soldi e hannointrodotto qualcosa che non conoscevamo prima: comfort,aria condizionata. Ora ci sono solo un sacco di agenzie, non abbiamo piùaccesso al fiume. Era la nostra fonte di lavoro, di cibo, e adesso ciraccontano che non è più per noi, è per i turisti. C’era una comunità prima, ciparlavamo l’un l’altro; ora non esiste più. E' troppo tardi per cambiare lecose, le imprese esterne si sono espanse e nessuno vuole sentir ragioni. Lacomunità si è dissolta, ognuno lotta per accalappiare clienti. E i clientivengono per camere lussuose, non semplici rifugi, capanne di bambù, all'avventura come prima. I clienti sono cambiati. Il nostro lavoro è cambiato.Tutti i tour operator, tutto viene dall'esterno. Questo è un problema per leguide locali. Non possono farci nulla. Solo aspettare che queste aziende tioffrano un lavoro. Devi accettare il loro prezzo e le loro condizioni. Nonpagano tanto, si limitano a stare seduti e far soldi. Non mi piace. E questo miha fatto pensare alla mia fattoria, la mia famiglia. Anche qui, a circa 15 kmda Khao Sok, la natura è rigogliosa, abbiamo fonti termali, numeroseattrazioni. E una comunità nel villaggio.

 

Siamo entrati in contatto con Pitua attraversoBodhi, conosciuto su workaway. Dovendo attraversare laThailandia per andare via terra dalla Cambogia alla Malesia abbiamo pensato divisitare qualche progetto interessante lungo la strada.

 

Ma non avevamo molta speranza dato il poco tempoe il numero di persone che cerca progetti su workaway in Thailandia. Quindi,siamo rimasti sorpresi di ricevere la pronta risposta da Bodhi: Venite! Sesiete pronti a trascorrere due settimane in mezzo alla giungla e non vidispiace che solo pochi in paese parlino inglese, vi aspettiamo.

Abbiamo creato il sito web e una campagna dimarketing per l’Ecoturismo Wang Khunphrom in cambio di un posto per dormire,cibo e la possibilità di provare le loro attrazioni. E ce ne sono diverse. Acominciare da escursioni nella giungla, cascate e bamboo rafting, per finirecoll'accamparsi in cima ad una montagna, un bagno all'alba in una sorgented’acqua calda e, soprattutto, con un viaggio alla diga Ratchaprapha, uno deiluoghi più belli al mondo. Abbiamo passato lì una notte indimenticabile duranteil periodo natalizio, con un bagno al chiar di luna e le rocce calcaree, eroiciguardiani delle acque, ad arricchire lo scenario. E tutte queste esperienze leabbiamo vissute come la gente del posto.

 

Abbiamo avviato Wang Khunphrom circa 3 mesi fa.Prima di tutto ho parlato con la gente del villaggio per capire chi fosseinteressato a creare un business turistico basato sulla comunità. Ho trovato9-10 persone. Tutti mettono la stessa cifra, ognuno condivide le proprie idee.Non vogliamo che il business vada fuori controllo come in Khao Sok, dove ognunofa per se. Vogliamo stare insieme, fare qualcosa come società, come unacomunità.

 

C'è una differenza enorme tra il turismo basatosulla comunità ed il turismo di massa. Il primo aiuta la comunità a crescere, ècostruito da persone per le persone. C'è democrazia e attenzione ai bisogni ditutti. L’idea è che il turista provi cosa significa vivere in un certo luogo,entrando nelle case, condividendo la vita quotidiana e la bellezza della naturadel posto: una full immersion nella cultura di un popolo. Così, riescono afarlo nel rispetto dell'ambiente e della società. E rispetto e apertura è ciòche richiedono al turista. I ricavi sono reinvestiti nello sviluppo del posto.

 

Il turismo di massa è spesso il prodotto diinvestimenti stranieri che mirano ad un cospicuo ritorno. Sfortunatamente, disolito viene fatto sfruttando ambiente e indigeni, succhiando il più possibilefino al punto in cui il posto ne viene rovinato. Questo è ciò che sta accadendoora a Khao Sok. Qualche pezzo grosso è arrivato dall'estero e si è arricchitosenza alcuna preoccupazione per la gente del luogo. Persone come Pitua checercano di costruire un modello alternativo sono estremamente importanti. Noi lochiamiamo changemaker per il modo in cui cerca di sviluppare le sue idee: conamore per la natura, cura per gli abitanti e divertendosi con i turisti. Vuoleoffrire un’esperienza di vita autentica secondo esigenze, non un asetticopacchetto tutto incluso progettato a priori che non ha nulla a che vedere conla realtà del luogo. E disprezza con fermezza il maltrattamento degli animali,la distruzione della natura.

 

Condividiamo tutti i profitti, vanno per il benepubblico, la scuola, il tempio, per tutti. Per noi è veramente importanteaiutare la natura. Durante i 15 anni che ho vissuto qui sono stati uccisi unsacco di animali a causa della caccia. L’orso, il maiale, la scimmia. Non ètanto per mangiare, hanno ancora un discreto mercato. La gente del posto habisogno di guadagnare, non riescono a trovare altri sbocchi. Se la nostraattività turistica fosse un successo, apprezzerebbero di più ciò che hanno e disicuro fermerebbero la caccia. I giovani imparerebbero strade alternative. Sequesto progetto va come vogliamo tutto sarà migliore. Salveremmo un sacco dianimali e la natura tornerebbe al suo stato originale. Abbiamo ancora laforesta e tanti animali. Ma se non agiamo, presto li perderemo.

 

La vita nella giungla ha le sue regole. Alcunepersone lavorano nella vicina città, tornano solo per il fine settimana. Lamaggior parte di loro si guadagna da vivere coltivando alberi della gomma epalme. E' un lavoro particolare: la gomma deve essere raccolta durante lanotte, quando il caldo non asciuga il liquido.

 

La maggior parte degli abitanti del villaggio hapiantagioni di gomma o di palma. Non devono lavorare durante il giorno. Hannotempo libero. Perché non usarlo per un buon fine? Con questo gruppo abbiamo giàfatto qualcosa per la società in precedenza, molte cose: volontariato, feste...Abbiamo già un sacco di esperienza nel lavoro di squadra.

 

E si vede: quando i turisti arrivano, anchesenza preavviso, in pochi minuti il team del Wang Khunphrom è in grado diorganizzare il bamboo rafting, anche se dal punto di vista logistico non è cosafacile. Dopo il rafting ai turisti viene offerta della frutta e qualche snack.Va detto che i manicaretti di Rat sono sicuramente uno dei punti salienti quial Wang Khunphrom. Poche volte abbiamo mangiato così spesso e bene come in WangKhunphrom.

 

Nonostante abbiano condiviso con noi tutto il possibile ci hanno lasciato il nostro spazio quando necessario. Abbiamo dormitoda soli nel mezzo della giungla. Una bella esperienza.

 

Nella giungla non esiste silenzio. C’è semprequalcosa che stride, fischia, ansima, urla, grida, cinguetta, ronza... Minoreil rumore dell’uomo, maggiore la varietà di suoni. Specialmente di notte.Quando il sole va giù i molti abitanti della giungla riprendono vita. Non puoivederli, sono nascosti nel buio, tra gli alberi, sono troppo piccoli, troppoagili, mimetizzati tra rami, foglie, piante. Ma si fanno sentire. Chiudi gliocchi e proprio sopra la tua testa qualcosa di non identificato sta mangiandoun fascio di bambù, una parte del tetto sopra la tenda. Lungo il fiume iniziala festa: piccole e grandi creature danno il via al banchetto. A volte, il cane- l'unico compagno nel raggio di un chilometro - inizia ad abbaiare e speri chela cosa sia sufficiente per spaventare chiunque abbia innescato la sua reazione.

La gente del luogo dice la giungla è un postosicuro, basta attenersi alle sue regole. Probabilmente hanno ragione, ma lorole imparano fin da piccoli, mentre noi dobbiamo metterci al passo alla svelta.Quale ragno è pericoloso? Cosa fare quando un serpente penzola dal ramo soprala tua testa? I pesci che ti punzecchiano la pelle nel fiume fanno solo unpiacevole massaggio o sarebbe meglio evitare?

 

Quali piante non sono da toccare?Cos'è commestibile e cosa non lo è? L'ultimo punto è particolarmenteinteressante visto che la gente del posto mangia cose che non vorremmo nemmenotoccare. Ogni giorno del cibo vien fuori "dal nulla", ed è sempre unbuon motivo per festeggiare. Pesci, vermi, frutta - nulla viene sprecato.L’escursione nella giungla verso la cascata è stata un’ottima esperienza: adogni passo abbiamo imparato qualcosa di nuovo sull'uso di una particolarepianta. Come cibo, come materiale da costruzione, al posto della Red Bull, peril tè o da fumare. I membri di questa comunità hanno tante conoscenze e tantaenergia. Due settimane con loro si sono rivelate una grande lezione di vita. Dinatura, di valori, di comunità. Nozioni che con la maggior parte delle aziendeturistiche esterne non avremmo mai ricevuto.

 

La giungla, e la natura tutta in questo nostropianeta, sta soffrendo. Presto esperienze come quella qui descritta non sarannoche semplici ricordi. Il turismo sostenibile è una delle poche alternative sevogliamo preservare posti del genere per gli anni a venire.

 

 

Pitua – iniziatore del progetto Thai JungleLife, guida locale e leader della comunità.

 

 

Ulteriori informazioni su Thai Jungle Life sul sito e su facebook

 

 

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