Essere e basta

Pensavamo che dopo 7 mesi di viaggio nel sud est asiatico ci fossimo abituati al modo di vivere della gente in questa regione. Niente di più sbagliato. Due settimane al Centro di Meditazione Thabarwa, in Myanmar, ci hanno sbattuto in faccia quanto quei valori considerati fondamentali in Europa siano profondamente inculcati in noi.

 

La giornata al Thabarwa inizia alle 6 del mattino con la colazione, anche se prima c'è un'ora di meditazione facoltativa. La colazione consiste di riso e pesce secco. Sempre. A volte c’è anche un pezzo extra di un dolce e un caffè estremamente dolce. Dopo colazione è il momento per le buone azioni e la meditazione, le due attività principali.

 

Fare buone azioni senza limiti. I limiti sono importanti. Voglio che la gente lo sappia. Voglio che tu accetti di fare buone azioni senza limiti. Sia che siate giovani o poveri, malati o sani, questo non è importante. Io la intendo in questo modo e ho deciso di insegnare alla gente a intenderla in questo modo. Io insegno a cambiare. Cambiare la nostra intelligenza. In questo modo, un poco alla volta, la gente qui non sottolinea la differenza tra ricchi e poveri, malati e sani, che hanno problemi mentali o meno. In questo modo siamo in grado di fare buone azioni tutto il tempo, senza limiti.

 

Il problema con le buone azioni, almeno per gli occidentali, è che la loro efficacia non ha molta importanza. E’ l'intenzione che conta. Nessuno si preoccupa che l'attività che si è deciso di fare venga portata a termine con successo. E' importante che ci si impegni a realizzarla. Che si voglia fare qualcosa di positivo. Ciò che conta sono consapevolezza e distacco. Non ci si può attaccare a nulla, neanche ai risultati del proprio lavoro.

 

Devi capire di fare e basta. Usare e basta. Sentire e basta. Nessun  rifiuto, né interesse. Voglio che la gente capisca la verità di fare e basta, usare e basta, sapere e basta, sentire e basta. Ma la maggior parte delle persone si aggrappa. Si attacca a qualcosa o qualcuno, a un tempo o a un luogo, a un momento particolare o a un posto particolare. Essendo un insegnante di meditazione devo correggere l'errore nelle persone e nei meditatori. E' il motivo per cui devo insegnare a fare e basta, usare e basta, sapere e basta, sentire e basta.

 

Conseguenza di un tale atteggiamento è spesso la scarsa produttività nel lavoro, dal nostro punto di vista europeo. Uno degli esempi è la costruzione di una compostiera, un progetto a cui Andrea ha preso parte. Una mattina, in tre ore, l'unica cosa che è riuscito a fare con la sua squadra è stato di scavare tre buche e ricoprire tre buche. Perché? Dopo molti giorni di trattative sono riusciti infine a decidere dove avrebbe dovuto essere posizionato il bidone. Dopo essersi assicurati più volte che il posto fosse giusto (i due precedenti non lo erano), hanno iniziato a scavare le buche per piantare un pannello che informasse gli abitanti su come funziona il compostaggio. Arrivati alla terza buca, un tipo se ne esce dicendo che il posto non era adatto. L’ora successiva è trascorsa nel tentativo di trovare qualcuno che potesse prendere la decisione finale riguardo al posto. Non era quello giusto. Quindi hanno coperto di nuovo le tre buche, ed è così che è trascorsa la mattinata di lavoro.

 

Ora ci sono molte persone in questo centro. Anche molti visitatori. Molte attività qui. Siamo liberi qui, in questo luogo. Ognuno è libero di fare, di pensare. Fare qualcosa non è difficile qui. Si è liberi di fare e basta, si è liberi di dire ciò che è giusto, ciò che è sbagliato. Si può fare ciò che è bene, ciò che è male. Ognuno è libero. In questa situazione è facile capire il fare e basta. Nessun controllo. Nessun controllo sulle attività. Se fai del bene, avrai buoni risultati. Se fai del male, otterrai cattivi risultati. Nella maggior parte dei luoghi o nella maggior parte dei centri di meditazione o nella società non sei libero, non  puoi fare quello che ti piace. Non puoi fare quello che vuoi. Devi agire con attenzione, essere qualcuno. Non c'è libertà con l’attaccamento. Attaccamento a fare qualcosa, a dire qualcosa. Fare e basta significa che non c'è bisogno di pensare a ciò che si sta facendo o a quello che gli altri stanno facendo, solo fare e basta, solo sentire e basta.

 

Anna, per sostenere questa ostica situazione del far fronte alla propria efficienza, o meglio inconcludenza, la maggior parte delle mattine ha seguito i monaci per contribuire a quella che probabilmente è l'unica attività che ha un senso – la questua. I monaci buddisti raccolgono cibo ogni mattina. Un monaco non può cucinare, ne può avere denaro proprio. Egli dipende dal cibo e dai soldi donati da altre persone. Di solito i monaci vanno con le loro scodelle per le strade, da una casa all'altra, in completo silenzio offrendo alle persone la possibilità di fare buone azioni. Dare da mangiare ai monaci è sicuramente fonte di karma positivo. Di solito i monaci raccolgono cibo per se stessi o per il tempio. Dopo aver fatto colazione condividono il cibo con altre persone. Al Thabarwa, i monaci raccolgono cibo per le oltre 2.000 persone che vivono nel centro. Ogni mattina un paio di camion con alcuni monaci e volontari raggiungono Yangon. Con un sacco di scatole, sacchetti e contenitori. Dopo più o meno uno ora si arriva nel centro città. Tutti scendono lasciando le scarpe all'interno: chi partecipa alla questua, sia monaco, donatore o volontario, deve essere scalzo. Due persone restano nel camion per sistemare il cibo raccolto. I monaci camminano in fila mentre i volontari si dividono i compiti. Alcune persone portano delle sporte in cui verranno messi i cibi confezionati: biscotti, bevande, tè, frutta. La maggior parte del cibo, comunque, è già cotto. La gente di Yangon aspetta davanti la propria casa con un piatti di riso e altre pietanze. Il monaco deve toccare e accettare tutti i doni prima di passarli nelle mani dei volontari. Un volontario, necessariamente uomo, ha il compito di trasportare un contenitore d'argento per le donazioni in denaro. Due volontari prendono il cibo dal monaco. Altre due persone trasportano contenitori di plastica. Quando sono pieni corrono al camion che segue la colonna. I contenitori pieni vengono sistemati e quelli vuoti vengono distribuiti. Nel mezzo della colonna, in fila, ci sono i monaci, avvolti nelle loro tuniche bordeaux. Tutti hanno le loro scodelle dove la gente può mettere il cibo, soprattutto riso. Quando c'è troppo riso una persona tra i volontari lo raccoglie. Il riso è cotto. Per quello non cotto c’è un contenitore separato. Inoltre, ci sono 2-3 persone che hanno il compito di controllare che ci siano abbastanza volontari in ogni posizione, di fare la spola tra colonna e camion e di raccogliere i soldi gettati in dono dalla finestra, una prassi comune. A volte, invece di cibo la gente offre dei bicchieri di acqua o cola, il che a 40 gradi è una vera e propria manna dal cielo. La processione dura circa 90 minuti. Il tutto in completo silenzio. Dopo il lavoro, ai volontari vengono dati succo di frutta e di solito anche qualcosina tra i beni raccolti: magari una banana, qualche snack o delle bevande in polvere. Il resto va in cucina, sarà il pranzo per il giorno. Si ritorna verso le 11.30, direttamente alla mensa. I monaci buddisti non dovrebbero mangiare dopo mezzogiorno, quindi il pasto è servito prima. Le cose tra cui scegliere sono molte, una miscuglio di sapori, letteralmente: i piatti simili vengono mischiati creando un pasticcio colorato. I più fortunati possono beccarsi delle vere e proprie prelibatezze. La gente offre ai monaci ciò che ha di meglio. Essere un monaco non è facile. Si può diventare monaci per un po', poi fermarsi e poi esserlo di nuovo. In teoria i monaci non devono solo evitare di mangiare dopo mezzogiorno, ma anche evitare stimolanti, intrattenimento e molto altro ancora. Tanto quanto gli altri abitanti del centro, si giostrano come vogliono.

 

La maggior parte delle persone possono imparare dall'esperienza personale. In questo posto si é liberi di fare tutto. Noi sosteniamo chiunque nel fare buone azioni di tutti i tipi senza limiti. È cosi che molte persone possono capire causa ed effetto del fare buone azioni. Inoltre,possono anche capire causa ed effetto del fare cose malvagie. Molte persone fanno ciò che è sbagliato e in questo modo si creano problemi nella loro vita, in questo modo possono capire, trovare se stessi, e anche gli altri possano imparare da loro. Questo accade tutto il tempo qui. Conseguenze buone e cattive avvengono tutto il tempo qui. In questo modo la gente qui riesce a capire causa ed effetto. In questo modo la loro mente e la loro vita cambia. Diventano veri meditatori.

 

Pomeriggio significa meditazione e lezione di buddismo. La meditazione del pomeriggio è atipica, meditazione attraverso la ventilazione, diversa dalle altre durante il giorno. E' abbastanza sorprendente, la maggior parte dei centri di meditazione praticano una singola tecnica di meditazione, mentre qui la gente è incoraggiata a provarne molti tipi per evitare di attaccarsi ad uno in particolare. Consapevolezza e distacco. La lezione di buddismo è una delle cose più interessanti della giornata. Condotte da una monaca della Virginia, forniscono risposte a molte domande. Grazie al fatto di provenire dal mondo occidentale, la monaca è in grado di rispondere a molti dei nostri dubbi, che la gente del Myanmar non può capire. Abbiamo fatto lunghe discussioni sulle basi del buddismo, ma anche sul perché i monaci mangiano carne, se l’essere distaccati confligge con l’essere umani, come prendere decisioni nella vita e cosa fare con questa cosa dell’efficienza. La meditazione e le lezioni di buddismo sono solo per chi vuole, come tutto il resto. Nessuno ti chiede nulla, nessuno si aspetta nulla. Si può meditare, non si è obbligati. Si possono fare buone azioni, non è un dovere. Volendo, si può trascorrere tutta la giornata sul letto - sul tappetino in realtà, anche se con 40 gradi e senza aria condizionata ne ventola sfido chiunque.

 

Abbiamo vissuto un conflitto costante tra la necessità di essere produttivi - che abbiamo soddisfatto buttando giù racconti e interviste raccolte e lavorando sul progetto How to (ex)change the World - e la volontà di supportare questo luogo, pur con la consapevolezza che “supportare” ha un significato ben diverso da quello a cui siamo abituati. Sorprendentemente però, il centro funziona. Funziona perfettamente. Migliaia di persone ricevono cibo e un minimo di cura. Ogni giorno al cancello bussa nuova gente, anziani, poveri, disabili, moribondi. La maggior parte degli edifici ne sono pieni. Alle 16 è il momento per la passeggiata con le sedie a rotelle, quando i volontari fanno fare un giretto a coloro che non possono camminare da se. Spesso è la loro unica ora fuori del letto. Due chiacchierare con i gestori di piccoli negozi, sigarette proibite, tentare di stabilire un contatto (oltre alla barriera linguistica). È un lavoro tosto: spingere la sedia a rotelle per strade dissestate piene di pietre e sabbia, con un afa terribile. Ed è un lavoro su noi stessi: superare la repulsione  per la vecchiaia, la diversità, la malattia. In Europa si tende a nascondere vecchiaia e malattia, qui si possono vedere ad ogni passo. La passeggiata dovrebbe durare un'ora, di solito ce ne vogliono due. Si finisce poco prima di cena, preparata solo per noi volontari stranieri. I monaci non cenano e le altre persone, se lo fanno, cucinano in casa. Il centro inizialmente consisteva solo di pochi edifici; col tempo la gente del vicino villaggio ha condiviso la propria terra, per cui oggi è difficile dire dove finisce il Thabarwa e dove comincia la casa privata di qualcuno. Tutto è misto: case, baretti, dormitori per malati, centro di agopuntura, mense, capanni di bambù - costruiti con 100$ - discariche, statue, templi, branchi di cani randagi - anche loro possono venire e rimanere quanto vogliono. Quindi rimangono. Ogni giorno ce né di più, cosi come le persone.

 

Se non facciamo così la gente nella società non può avere la possibilità di sostenerci. In questo modo si può imparare a fare buone azioni senza limiti. Quanto più facciamo in questo modo, tante più persone avranno la possibilità di sostenerci, possono comprendere il potere di fare e basta. Prima o poi, in questo modo, molte persone possono ottenere beneficio attraverso la verità del fare e basta, usare e basta, sentire e basta,sapere e basta. Grazie alla potenza di questa verità questo posto è cambiato molto. Anche la gente qui é cambiata. La vita delle persone qui é cambiata. Questo è causa ed effetto. Chiunque può fare cosi e chiunque può vedere il buon risultato. Vedere per credere. Ora, molte persone possono vedere il beneficio di fare e basta, usare e basta, sentire e basta.

 

La sera è il momento per la meditazione e per incontri spontanei con gli abitanti del centro. Finalmente tutto rallenta e, piano piano, si affievolisce. Alle 19 è già buio; le luci si accendono, se c'è l'elettricità; ci si fa una doccia fredda, se c'è acqua. Si fanno un sacco di discussioni, scambio di pensiero, a volte due passi in cerca di silenzio e pace. Solo una sera si è svolta diversamente. Quella in cui ci siamo incontrati con Sayadaw U Ottamasara, fondatore del Thabarwa, che è stato in visita per soli due giorni.

 

All'inizio del mio percorso spirituale non avevo un mio centro di meditazione. Dovevo andare in giro per la città, di casa in casa, di pagoda in pagoda, per insegnare consapevolezza e distacco. Poiché io sono soddisfatto con la pratica della consapevolezza e del distacco, le persone che ascoltano i miei insegnamenti e praticano come io indico, anche loro si sentono meglio nella loro mente. Puoi sentire la forza di una mente retta e pura ascoltando il mio insegnamento. E in questo modo posso aiutare le persone a essere liberi da problemi mentali. Se ascoltano il miei insegnamenti e praticano come ho indicato, la loro mente non sarà il loro nemico. Se non ascoltano il mio insegnamento, la loro mente, la loro stessa mente, sarà il loro vero nemico. Essi dovranno affrontare problemi della loro stessa mente.

 

Oggi Sayadaw U Ottamasara è un vero guru. Il solo prendere un appuntamento per l’intervista ha richiesto 2 ore di attesa in coda. Ha suggerito di incontrarci alle 21. Si è presentato dopo le 22. La mezz'ora successiva ha parlato con altri seguaci. Infine ci ha invitato per l’intervista. Si è seduto su una panca, tra cuscini, medicine e una tazza di tè, posto più in alto di chiunque altro. Intorno alla panca, sul pavimento, eravamo seduti noi e diverse monache, alcune delle quali addormentatesi dopo la lunga giornata. Abbiamo fatto la prima domanda. Silenzio. Dopo 3 minuti, molto lentamente, il guru ha iniziato a parlare.

 

Prima di meditare ero insoddisfatto di tutto e di tutti. Il problema era nella mia mente. Ma io non sapevo quella ... verità. A quel tempo non praticavo consapevolezza e distacco. Da studente prestavo attenzione alle lezioni. Da uomo d'affari prestavo attenzione al mio lavoro, acquistare e vendere, il prezzo dei beni. Non ho mai prestato attenzione alla mia mente. Da giovane avevo educazione, avevo intelligenza, avevo la mia attività in proprio, ma non ero soddisfatto della mia vita e delle mie capacità. Questo è il motivo per cui ho accettato l'invito ad un ritiro di meditazione. E poi ho iniziato la mia vita da meditatore. Da meditatore la mia vita, il mio corpo, la mia mente sono gli oggetti dell’essere consapevoli. Tendo a focalizzarmi sulla mente, qui e ora. Consapevolezza e  distacco mi fanno capire la mia mente.

 

Consapevolezza  e distacco. Fare e basta, sentire e basta. Tutte le sue risposte potrebbero essere riassunte in tre frasi. Le risposte dell’intervista di 90 minuti di quella sera, tanto quanto il discorso pronunciato la mattina seguente, quando insieme ad altri volontari stranieri abbiamo avuto l'onore di fare colazione con lui. Ma c'è qualcosa nelle sue parole che convince migliaia di persone a seguirlo. Non solo nel centro vicino a Yangon, ci sono più di 80 posti simili in tutto il Myanmar. Luoghi, dove si può entrare, essere e basta e restare per sempre.

 

Sayadaw U Ottamasara – Fondatore del Thabarwa.

 

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