Quella volta che mi hanno bandito dall'Azerbaigian

June 13, 2017

Azerbaigian. Dopo 12 giorni nel paese ci dirigiamo verso la frontiera. Il confine georgiano, anche se vogliamo andare in Armenia. Ma non c'è altra via che la Georgia. Tranquilli ci avviciniamo alla finestra dell'ufficio e consegnamo i passaporti. Il funzionario (prima e unica persona poco gentile che abbiamo incontrato in Azerbaigian) non parla inglese. Inizia a blaterare su una registrazione mancante. Ma quale registrazione? Abbiamo un visto per 30 giorni, siamo stati solo 12 giorni, di che registrazione parla? Il funzionario chiama qualcuno che parla inglese. Vige l’obbligo di registrarsi per soggiorni superiori a 10 giorni. Ma alla legge non interessa il fatto che non lo sapessimo, che nessuno ci ha informati al momento dell’ingresso nel paese, che nulla era scritto nella richiesta di visto. Dobbiamo tornare alla città più vicina (Sheki, 120 km, almeno un paio di corse in minivan) e pagare la multa. Più di 300 euro in due (e questo solo perché lo scambio manat/euro è basso, pochi anni fa era di 500 euro). Non abbiamo quei soldi a portata di mano. Né il tempo, visto che questa parte del viaggio sta per finire. Ci sediamo su una panca vicino all'ufficio e cominciamo a chiamare. Abbiamo incontrato diverse persone durante il nostro soggiorno in Azerbaigian, forse qualcuno ha qualche consiglio da darci, o almeno ulteriori informazioni. Abbiamo passato più di un'ora a chiamare, chiedere, passare il telefono al funzionario, alla ricerca di un segnale Wifi, controllando diverse opzioni. Alla fine si è scoperto che se non possiamo pagare, possiamo chiedere di essere deportati. Sembra strano, non siamo molto convinti. Un timbro di "deportazione" nel passaporto probabilmente non é apprezzato alle frontiere e noi abbiamo intenzione di attraversarne ancora molte. Tutto sommato non importa, sia che chiediamo di essere deportati sia che paghiamo la multa, non possiamo farlo al confine. Dobbiamo tornare a Sheki. Ci sono alcuni autobus, ma non molto frequenti. Finalmente la sera arriviamo in città. Fortunatamente, Aygun accetta di ospitarci per un’atra notte e prepara deliziosi khinkali (completamente diversi da quelli che abbiamo mangiato in Georgia). La mattina andiamo all'Ufficio Immigrazione, all’uscita della città. Esponiamo il nostro caso  ai funzionari. Ci invitano a sedere, ci chiedono come stiamo e altre domande per rompere di ghiaccio. Infine uno di loro, quello che parla inglese, dice:

 

- Ok, ci sono due opzioni. Pagare la multa: 300 manat a testa. Potete pagare?

 

Scuotiamo le teste con volti tristi.

 

- La seconda opzione è un ordine di espulsione. Emetteremo un documento secondo il quale siete intimati a lasciare il paese entro 48 ore e non potrete tornare per qualche tempo. Di solito sono cinque anni ma, visto che siete simpatici, facciamo uno.

 

Ci spiega che non verrà fatto alcun timbro strano, queste informazioni saranno visibili solo nel loro sistema interno e dopo un anno il tutto cadrà. Questo ci mette a nostro agio.

 

Poi ci chiede se abbiamo fatto colazione, ci vuole offrire qualcosa.

 

Pochi minuti per compilare i documenti (tutto in Azero, tra cui la domanda: Parli azero?) e dopo poco possiamo incamminarci di nuovo verso la frontiera.

 

Prendiamo i due minivan, ci facciamo un ultimo tè e, meno tranquilli del giorno prima, arriviamo alla dogana. C'è un funzionario diverso, questo sorride, fa convenevoli. Smette di sorridere quando vede il foglio di via. E’ dispiaciuto che non possiamo tornare. Beh, anche a noi spiace, anche se non avevamo intenzione di tornare l'anno prossimo. Ma una volta che la nostra sanzione sarà finita: sì, ritorneremo sicuramente. Per le persone. Abbiamo ricevuto molta cure, supporto, aiuto, inviti a cena e workshop ... è difficile menzionarli tutti.

 

Non abbiamo dubbi, vale la pena visitare l'Azerbaigian. Basta ricordarsi di registrarsi.

 

 

 

PS. Tutta questa situazione mi ha fatto realizzare un cosa. La nostra pacatezza. Non ci siamo spazientiti o inalberati neanche per un secondo, abbiamo reagito con calma, la qual cosa in realtà ha aiutato molto. L'anno scorso non sarebbe andata così. È il nostro sviluppo spirituale ed emotivo che inizia a dare i suoi frutti? O forse siamo diventati viaggiatori esperti, che sanno che cose del genere succedono di tanto in tanto? Probabilmente, come sempre, un po’ tutt’e due.

 

 

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