La Turchia per viaggiatori alternativi

October 20, 2017

Turchia ... un vero paradiso per coloro che cercano un turismo alternativo, specialmente per gli autostoppisti. Un paese pieno di contraddizioni interne, incredibile cultura, una natura sorprendente e gente la cui ospitalità è alla base di talmente tante storie da riempirci libri e libri. Un paese che presto smetterà di essere come è ora. Un luogo di cambiamento continuo, la cui posizione geografica determina un'ansia costante. Tuttavia, in nessun altro paese siamo stati accolti calorosamente come in Turchia. Non a caso vi abbiamo trascorso 7 settimane (primavera 2017), una delle tappe più lunghe del nostro cammino.

Contrariamente a quanto si dice sulla Turchia, ci siamo sentiti molto sicuri, forse tranne nella piazza principale di Istanbul, evitata anche dalle persone del posto a causa di recenti attacchi terroristici. Al di fuori delle grandi città non abbiamo mai percepito alcun pericolo.

 

Il nostro percorso:

Parte 1: Istanbul-Pamukova-Kerpe-Bursa-Smirne-Urla-Efeso-Fethiye-Adalia-Konya-Capadoccia-Sivas-Trebisonda

Parte 2: Ardahan-Erzurum-Ankara-Istanbul

 

Per chi cerca luoghi non scontati

Raccomandiamo piccole città e zone rurali. Anche se bisogna dire che in Turchia ci sono così tante mete imperdibili che per le destinazioni meno battute potrebbe non esserci abbastanza tempo... la Turchia è enorme ed estremamente diversificata. Poche decine di miglia e vi trovate in un paesaggio completamente diverso. Dalla zona industriale intorno a Istanbul alle verdi colline del nord, dalla macchia mediterranea a sud-ovest fino ai 3000m del massiccio del Tauro, dalle coltivazioni dell'altopiano anatolico alle strutture lunari della Cappadocia. Quest’ultima è assolutamente affascinante, molto turistica e tuttavia abbastanza grande da proporre diversi sentieri poco affollati.

 

Per gli autostoppisti

La Turchia è l’eden degli autostoppisti. Veramente. In nessun altro paese trovare un passaggio é così facile. L’abbiamo attraversata due volte, praticamente mai aspettando più di 10 minuti. Inoltre, ogni autista ci ha trattato come ospiti, quindi durante l'ora di pranzo ci ha invitati per una zuppa/kebab/pita o – fuori ore pasti - almeno per un tè. Sia i camionisti (talvolta disinvolti nella guida e sula strada per lunghe ore, ma molto gentili) che auto private si fermano volentieri. L'unica sfida è la lingua, non più del 10-20% dei conducenti che abbiamo incontrato parla in un'altra lingua all’infuori del turco. Questo non gli impedisce di parlare e condividere le loro esperienze. ;)

 

Per i couchsurfer

Il CS, cosi come l'autostop, funziona perfettamente. Non solo la maggior parte delle nostre richieste sono state accettate immediatamente, ma abbiamo anche incontrato persone incredibili, che hanno aperto le loro porte, frigoriferi e cuori. Abbiamo conosciuto molte storie interessanti e abbiamo ricevuto un sacco di sostegno e consigli utili.

Anche in luoghi turistici come Cappadocia o Adalia abbiamo trovato couchsurfer senza troppi problemi. L'unico posto in cui non siamo riusciti é Sivas, Anatolia centrale, solo per mancanza di CS attivi. Volevamo fermarci lungo il nostro tragitto in autostop. Alla fine abbiamo preso un autobus notturno, il costo era simile ad un ostello.

 

Per i volontari

Al momento del nostro viaggio in Turchia workaway.info proponeva più di 400 progetti e quasi tutti interessanti. Solo darci un’occhiata e fare una prima scrematura ha richiesto giorni. Abbiamo creato una top 5 e siamo stati accettati in tre di questi. Anche se avevamo programmato di visitarne massimo due, alla fine abbiamo deciso di visitarli tutti. E tutti e tre sono decisamente raccomandabili.

Il primo progetto si trova a Kadikoy, un piccolo villaggio con non più di 10 abitanti, vicino a Pamukova, nel mezzo delle montagne. Una comunità di quattro persone ha deciso di vivere insieme e si sono costruiti una casa con balle di paglia e altri materiali naturali e ora stanno lavorando su un orto a permacultura. Posto molto tranquillo, poche ore di lavoro al giorno, senza un programma rigoroso. Un sacco di tempo per scambi di idee, passeggiate, lettura e essere nel presente. 

Il secondo progetto è stato completamente diverso. Narkoy è una fattoria biologica enorme, che impiega 16 persone e produce qualsiasi tipo di frutta, verdura e altre piante. Hanno anche un hotel e un ristorante. Il lavoro è ben programmato con pause per pranzi deliziosi, a base di prodotti locali, condivisi  col resto della ciurma. L'apertura e la calorosità delle persone che fanno parte della comunità di Narkoy superano qualsiasi barriera linguistica. 

Il terzo é un'azienda agricola che produce olio d'oliva biologico. Gestito da Sibel (e da qualche tempo da suo marito), è un diverso esempio di comunità, dove cavalli, asini, pecore, polli, cani, oche e gatti sono membri attivi. Gli animali sono liberi di vagare per la proprietà, vanno ovunque vogliono. Vengono vicino a volte, mangiano qualcosa o osservano il lavoro umano. Una chicca per coloro che cercano pace e armonia con la natura. 

 

Per vegetariani e vegani

È il primo (e purtroppo non ultimo) paese nel nostro viaggio in cui Anna ha "sospeso" il suo vegetarianismo. I turchi sono così aperti che ci hanno spesso invitati per pranzo o cena, praticamente mai ponendosi dubbi riguardo alle nostre abitudini alimentari. Con i CS è stato più facile, nel caso ci invitassero a cena, quasi sempre c’era l’opzione vegetariana. Nei viaggi in autostop i conducenti ordinavano spesso kebab (carne alla griglia). Poiché di solito non parlavano inglese, quando potevamo reagire era già troppo tardi. Naturalmente questi sono solo casi particolari, ma mostrano che tipo di difficoltà incontrano vegetariani e vegani, talvolta gli anfitrioni sono fin troppo calorosi.

Ci sono poche alternative alla carne: per lo più humus, ma le zuppe di fagioli o lenticchie sono abbastanza comuni ovunque, formaggi e prodotti caseari a go-go.

 

Per chi é interessato alla situazione sociale e politica

Siamo stati in Turchia durante tutta la campagna prima del referendum che ha trasformato il paese in una democrazia presidenziale. Il giorno dopo che siamo arrivati ​​a Istanbul sono apparsi i primi manifesti e siamo partiti un giorno dopo il referendum. Secondo noi ... diciamo che non è stata una sfida particolarmente equilibrata, durante la quale l'unica opzione visibile è stata "evet" (sì). Dunque non siamo stati sorpresi (anche se un po' speravamo) della vittoria del si, dando ad Erdogan ancora più potere e la possibilità di prolungare ulteriormente il suo regno che dura dal 2003. Ma c’è da dire che la differenza è stata davvero minima (49%/51%), riflesso di una società consapevole e attiva. La gran parte di coloro che parlano inglese e sono aperti agli stranieri - che costituisce la maggioranza delle persone con cui abbiamo interagito - hanno votato in maggioranza contro. Solo durante l'autostop ci è capitato di incontrare qualcuno che ha sostenuto il sì (una volta abbiamo preso un passaggio dalla camioncino della campagna "evet"). Con curiosità e una buona dose di paura non vediamo l'ora di vedere cosa accadrà alla Turchia nel prossimo futuro.

 

Per chi rispetta le regole

I polacchi hanno bisogno del visto, che può essere fatto in 5 minuti online. Il visto permette di stare in Turchia per tre mesi durante un semestre. È possibile entrare nel paese più di una volta, cosa che abbiamo fatto tornando in Turchia dopo aver visitato i paesi del Caucaso. Non abbiamo avuto problemi sui confini terrestri, a parte una lunga attesa dovuta ad un blocco del sistema informatico sul confine turco-georgiano. Andrea, essendo italiano, non ha bisogno di visto.

 

Storie di changemaker turchi: Scatola d'arte 

Altri post sulla Turchia: Shit Happens

 

 

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We are Anna and Andrea, a Polish-Italian couple traveling around the world. We are looking for changemakers,  in order to describe and share their stories.

Our journey is based on exchange: story telling and other skills in exchange for a place to sleep and food. 
 

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