Una nuova idea di ruralità

December 15, 2017

Fazenda Santa Ester è un paradiso. Senza esagerare. Un terreno enorme, case di legno, piante bellissime, animali. E inoltre una piscina, una cascata, uno stagno e … una chiesa.

 

Bruno Paschoal, proprietario della Fazenda Santa Esther e co-fondatore di Onda: Fazenda Santa Esther era una piantagione di caffè, creata nel 19° secolo. Il nostro terreno è di 40 ettari, solo una piccola parte di ciò che era prima. Ci sono cinque case, una per la mia famiglia, una per i volontari e le attività diurne, una per gli ospiti e due per Elaine e Manuel, i nostri impiegati, che vivono nella fattoria insieme alle loro famiglie. La fattoria inizialmente apparteneva ai miei nonni, che vennero qui dall'Italia. Poi i miei genitori l’hanno presa in gestione e hanno iniziato a usarla come seconda opzione per i clienti della loro attività di organizzazione di matrimoni.

 

Qualche anno fa Bruno ha deciso di trasformare la fazenda in qualcosa di molto più complesso.

 

Bruno: Ho una formazione giuridica, inizialmente mi sono interessato alla ricerca. Ho fatto un master a San Paolo, poi mi sono trasferito a Berlino per continuare la mia carriera. Volevo rendere la mia ricerca più utilizzabile, andare oltre gli articoli che nessuno legge per davvero. Ho iniziato a fare video. A Berlino mi sono concentrato sul tema dell'utilizzo della terra in modi alternativi. Ho visitato comunità rurali ed eco-villaggi. Ho visto persone che vivono nel bel mezzo del nulla e che lavorano attraverso Internet, a volte senza partecipare minimamente alla produzione agricola. Quando mi sono trasferito in Brasile, mio ​​suocero mi ha detto: “Molte persone lavorano tutta la vita per avere un posto come questo; tu ce l'hai, perché non ci vivi?” Giusto, perché non ci vivo? Cosi, ho deciso di trasferirmi alla fattoria con mia moglie Barbara e la piccola Teresa.

 

All'inizio Bruno divideva la sua vita tra la fattoria e Berlino, dove aveva ancora alcuni progetti da terminare. Ma da pochi mesi si è completamente stabilito alla Fazenda, cercando di portare qui persone e cultura invece di cercarle al di fuori.

 

Bruno: Ho due obiettivi con ​​questa fattoria. Il primo è un po' astratto: voglio generare un cambiamento positivo nella vita delle persone. Voglio che le persone ripensino la loro vita, i loro obbiettivi, che credano che tutto é possibile. La seconda cosa è creare qualcosa che io chiamo “nuova ruralità”. Nuovi modi di utilizzare gli spazi rurali. Quando pensiamo alla campagna ci vengono in mente gli animali, le piante. Credo che possa offrire molto di più. Non ho ancora un'idea chiara. Stiamo sperimentando cose diverse. La produzione di cibo e l'ecoturismo non devono essere per forza l'unica ragione per cui la gente si avvicina ad una fattoria. Voglio creare un centro di creatività e innovazione. A San Paolo, a 90 km da qui, ne trovi a migliaia, perché non portarli qui?

 

Uno dei modi per farlo è creare diversi tipi di eventi. Quello per cui ci siamo offerti volontari si chiama Coworking Camp.

 

Juliana Costa, co-fondatrice di Onda: All'inizio volevamo solo portare la gente a lavorare dalla fattoria. L'abbiamo provato sulla nostra pelle e ci siamo resi conto di quanto sia diverso lavorare da qui. Produciamo di più, respiriamo di più, siamo ispirati. Sentiamo il tempo passare in modo diverso. Abbiamo pensato: “Creiamo uno spazio di coworking qui, apriamo le porte.” E’ stata un'idea di Bruno, il progetto Fazenda. Ma in Brasile non c'è ancora una mentalità di questo tipo. La gente non viene in un paesino per fare un lavoro da città. Non siamo riusciti a convincere la gente. Cosi abbiamo deciso di creare un'esperienza di una settimana. Abbiamo cercato di coinvolgere le persone per una settimana particolare, abbiamo preparato per loro non solo lo spazio per lavorare, ma anche workshop, presentazioni, spettacoli. Questo Coworking Camp è la terza edizione. Alla gente piace e ne vuole ancora.

 

Il Coworking Camp per cui ci siamo offerti volontari è stato il primo con un tema specifico: Cicli. Per sei giorni abbiamo avuto la possibilità di discutere, osservare e analizzare il tema dei cicli sotto diversi aspetti. Tra le attività che hanno avuto il maggiore impatto su di noi, possiamo citare un workshop di yoga con Rudra Avella e il film "Yoga. L'architettura della pace.”, di Heitor Dhalia, che insieme alla moglie Vera Egito, è stata una delle persone più stimolanti che abbiamo incontrato in Brasile. E’ stato molto interessante anche parlare di eco-villaggi con Gabriel Sigueira, che attraverso il suo progetto Irradiando Luz cerca di connettere diversi eco-villaggi e condividere e promuovere conoscenza su come fondare e gestire una comunità e sul vivere sostenibile. Tra le persone più intriganti c'erano anche Bruno stesso, Juliana, Barbara e Caio, i quattro co-fondatori di Onda, la società che organizza il Coworking Camp.

 

Juliana: A partire da febbraio di quest'anno abbiamo iniziato a impegnarci di più per trasformare Onda in un’azienda. Abbiamo deciso di fare ciò che ci piace e di imbarcarci al 100% in questa avventura. Abbiamo un background di ricerca e innovazione, ci piace mettere insieme le persone, creare esperienze, progettare soluzioni. E grazie a Bruno abbiamo questo fantastico posto, la Fazenda Santa Esther. Abbiamo deciso di mettere insieme tutte queste risorse. Ecco come è iniziato. Oggi Onda è un'azienda che progetta prototipi ed esperienze per persone e organizzazioni.

 

Onda. Barbara, Bruno, Caio e Juliana. Quattro persone fantastiche, ognuna affascinante da scoprire, ognuna con diverse aree di competenza. Creano una squadra straordinaria insieme, mettendo insieme competenze diverse, ma stessi valori e visione.

 

Caio Werneck, co-fondatore di Onda: Quando guardi al profilo delle professionalità che fanno parte di Onda vedi che tutti noi in precedenza ci siamo impegnati nel creare esperienze per le persone. Siamo stati coinvolti in eventi e progetti che mettono insieme le persone per un tempo specifico. Abbiamo fatto confluire in modo naturale quelle esperienze in ciò che stiamo progettando. E cerchiamo di renderlo il più naturale e organico possibile, in modo che le persone possano incontrarsi e avere conversazioni piacevoli e interagire in un contesto specifico, in un modo che abbia un senso per loro. Penso che combinare queste esperienze con una prototipazione più pratica e focalizzata all’innovazione sia qualcosa che ci permetta di creare uno spazio per riflettere su ciò che sta accadendo nel presente, ma anche immaginare ciò verrà. Questa è la bellezza della prototipazione: riunire persone di background diversi, con idee diverse, per creare qualcosa che possa materializzare l'idea, condurre la visione futura al presente; è l’essenza stessa della prototipazione. Usiamo questo metodo per comprendere sfide specifiche e trovare il modo migliore per affrontarle.

 

Onda si rivolge in particolare alle persone che vogliono affrontare sfide sociali, portare un impatto reale, cambiamenti tanto necessari in Brasile quanto nel resto del mondo.

 

Caio: Penso che per cambiare il mondo, abbiamo bisogno di una combinazione di cose. Abbiamo bisogno di tempo. Cambiare le cose richiede tempo. Dobbiamo capirlo. Affrontare le nostre ansie è molto importante. Secondo, abbiamo bisogno di movimento. Abbiamo bisogno di scuotere le cose, andare in direzioni diverse, non sempre quelle giuste, quelle in cui ci si aspetta che andiamo. Abbiamo bisogno di riunire gruppi diversi, punti di vista diversi, ecco cosa crea movimento.

 

Juliana: E abbiamo bisogno di coraggio. È la prima parola che mi viene in mente quando penso a cambiare il mondo. Coraggio di fare il primo passo.

 

Caio: Non sottovalutare le tue intuizioni. Per me è molto importante avere fiducia nelle mie sensazioni che questa ... non è neanche la direzione “giusta”, ma la direzione che ha senso tanto per me e quanto per le altre persone. Fidati, questo processo è molto meno razionale di quanto si pensi.

 

 Maggiori informazioni: Fazenda Santa Esther

 

 

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