Fare pace con Bakongo

 

Fare pace con Bakongo

BAKONGO

Bogota| Colombia

Tutto è iniziato il giorno in cui mia zia è stata rapita dalle FARC.1

 

Quando è stata salvata ed è tornata a casa, mi ha detto:

- Non avere sentimenti negativi per quello che ci è successo, piuttosto fai qualcosa a riguardo.

Queste parole mi sono rimaste in testa per molti anni.

 

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Ho iniziato i miei studi di ingegneria ma sentivo di voler fare qualcosa in più. Ho iniziato ha fare volontariato in qualsiasi progetto trovassi all'università e con il tempo ho deciso di creare una rete di giovani imprenditori sociali, a quel tempo era unica nel suo genere nella regione. Ho scoperto che c'erano molti giovani che volevano fare qualcosa di buono, il che è fantastico, ma andavano in ordine sparso. Ho anche iniziato a rendermi conto che i leader che abbiamo, sia qui che nel resto del mondo, mancano di empatia. E in Colombia abbiamo bisogno di molta empatia, altrimenti il ​​conflitto potrebbe ripartire.2

 

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Come posso costruire una nuova generazione di leader trasformativi ed empatici? La mia risposta è insegnare loro la leadership attraverso il volontariato. Li invito a fare volontariato in diversi progetti e spero che in questo modo possano cambiare prospettiva, diventare i leader di cui abbiamo bisogno e così le cose che sono successe a mia zia non succederanno mai più. Ho iniziato 14 anni fa. Ho avuto molte sfide, una delle quali è stata quella di cambiare la narrativa con cui invito i giovani a mettersi in gioco. Invece di suggerirgli di lavorare per i bambini poveri, ho iniziato a focalizzarmi su quanto sia divertente farlo. Volevo che si innamorassero del servire. Ma avevo bisogno che fosse effettivamente divertente, e in quel momento non lo era. Così, ho creato un campo estivo. Un campo per bambini provenienti da contesti svantaggiati, come figli di prostitute, senzatetto, ecc., co-creato da studenti universitari. Si chiama Bakongo.

 

Bakongo è il nome di una tribù africana, ma per le persone coinvolte nel progetto non ha un significato particolare. E' loro compito arricchirlo di significato.

 

È stato assolutamente incredibile, abbiamo preso dei bambini, abbiamo insegnato loro molto sui valori, ma la cosa più importante è che i campi sono diventati un'esperienza forte e trasformativa per i volontari. Questo era quello che volevo. Le persone si appassionavano davvero all'attivismo sociale, così dopo il campo davo loro altri strumenti per servire. Ho anche iniziato a essere invitato come speaker in diversi eventi su gioventù e leadership. Avevo 19 anni, la gente era sorpresa nel vedermi sul palco. Ho iniziato prima in Colombia, poi anche all'estero. Finora sono stato in 21 paesi, quasi tutti i continenti, condividendo l'esperienza che è nata qui.

 

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Alcuni anni dopo ho finito l'università. Volevo lavorare, ma se il mio capo mi avesse detto: “Non puoi più farlo. Non puoi più fare i tuoi campi”? La mia risposta è stata quella di mantenere un approccio imprenditoriale e mettere su uno studio legale. Mio padre è un avvocato. Io no, ma l'ho convinto a lasciare il suo lavoro e ad avviare un piccolo studio. Ha anche accettato che lavorassi part-time così da avere metà del mio tempo da dedicare alla ONG. Ho lavorato 7 anni nel settore legale. All'inizio era una piccola azienda, ma un anno fa ci siamo fusi con un'altra società e ora è uno dei maggiori studi legali del paese nel ramo della giurisprudenza de lavoro. Quando è successo, ho smesso. Ma questa è un'altra storia.

 

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Nel frattempo ho continuato a viaggiare, parlando della nostra esperienza di ONG. In uno di questi forum ho incontrato Kate Robertson, fondatrice di One Young World. Mi ha chiesto cosa facevo, così le ho raccontato la mia storia. Poi ha chiesto il perché, e ho detto che credo che il mio paese debba riconciliarsi e questo è il mio modo di invitare la mia generazione a fare qualcosa. Alla fine ha detto:

- Sembra ottimo! Stiamo organizzando un grande evento a Dublino. Abbiamo una tavola rotonda su giovani e pace, abbiamo persone provenienti da Israele e Palestina, India e Pakistan, Mali e Congo. Magari puoi venire a rappresentare la Colombia e a raccontare la tua storia?

Sarebbe mitico, ho pensato. Ma poi mi dice:

- Ma non venire da solo. Perché non vieni con un ex-guerrigliero delle FARC?

Non esiste. Hanno rapito mia zia. Non voglio.

- Perché non chiedi a tua zia?

 

Sono tornato e ho chiesto a mia zia cosa ne pensasse. Ha iniziato a piangere. Mi ha parlato di un soldato delle FARC che ha cercato di aiutarla durante la prigionia. Prima di andare a dormire si assicurava che stesse bene. All'inizio della giornata cercava di portarle una tazza di caffè per prima, visto che avevano una tazza per tutti. Mia zia è disabile, non poteva camminare molto. I guerriglieri invece dovevano muoversi costantemente, perché avevano l'esercito alle calcagna. Molte volte l'ha trasportata e in uno di quei momenti gli ha sussurrato:

- Perché non scappi, sei stato rapito esattamente come me e so che tutto ciò che vuoi è stare con la tua famiglia.

Non disse nulla. Ma il giorno dopo, quando erano soli e nessuno poteva sentirli, è andato da lei e le ha chiesto:

- Nonna (è così che la chiamavano), se un giorno sarò fuori di qui, prenderesti un caffè con me?

Lei ha detto no.

- Non in questo momento, perché stai facendo soffrire troppo la mia famiglia. Forse un giorno.

Da quando è stata salvata non l'ha mai più rivisto. Ma a quel punto mi ha ha detto: vai, trova un ragazzo come lui e portalo a Dublino. Prendi una caffè a nome mio.

 

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Ho provato a trovare lo stesso ragazzo, ma non ha funzionato. Invece, con l'aiuto del governo, ho trovato Regis.

Siamo andati insieme verso Dublino. Il volo era in ritardo di 4 ore, così abbiamo iniziato a conversare. Gli ho raccontato tutta la mia vita, la prima volta a qualcuno come lui, non ho cercato di nascondere nulla. E lui ha fatto lo stesso. È stato stupefacente. Quando ero un leader studentesco in un'università privata di Bogotà, lui era un leader studentesco in un'università pubblica di Cartagena. Quando il conflitto si è inasprito ha dovuto nascondersi, ha ottenuto protezione dai ribelli e poi non l'hanno più lasciato andare perché ormai era dei loro. Io ho avuto mia zia rapita dalla guerriglia. E molti anni dopo ci siamo ritrovati insieme, in quell'aeroporto, a iniziare un'amicizia che sarebbe durata a lungo. Mi ha invitato al suo matrimonio. Io l'ho coinvolto in diverse azioni della mia ONG. Una volta ha fatto una presentazione. Mio padre e mia sorella erano presenti. Poi, ha partecipato a uno dei nostri eventi e mia madre era lì. A poco a poco la mia famiglia ha conosciuto la sua storia. Questo ci ha aiutato molto e volevo che altre famiglie vivessero la stessa esperienza.

 

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Ho detto a Regis che avevo questo campo, chiamato Bakongo. Perché non lo usiamo come scusa? Perché non inviti dieci dei tuoi amici, ex soldati ribelli, e io invito dieci miei amici, giovani leader, anche loro in un modo o nell'altro vittime delle FARC, e proviamo a fare squadra e sfidare noi stessi per creare un campo estivo per bambini. L'idea era che i volontari arrivassero il sabato e che i bambini arrivassero il mercoledì, così da avere qualche giorno per creare il gruppo.

Facciamolo! - m'ha risposto.

 

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Quando suggerivo ai miei amici di unirsi a questa esperienza, mi davano del pazzo.

- Vuoi che vada per una settimana nella foresta con i ribelli?!?

Per lui era quasi lo stesso:

- Cosa dovremmo fare lì con quei quattro snob?

Alla fine ci siamo riusciti. Ed è stata l'esperienza più incredibile che mi sia mai accaduta. Potrei parlarne ore. Lasciami fare un esempio. Ho invitato Camilla, una nipote dell'ex-ministro della Difesa, coinvolto nei colloqui di pace che fu poi rapito e ucciso dalla FARC. Quando è arrivata al punto d'incontro a trovato Diana, hanno iniziato a chiacchierare, poi sono andate a prendere un caffè e si sono sedute insieme sull'autobus. A quel punto Camilla ha chiesto:

- Diana, dove lavori?

- Lavoro con il governo per aiutare i guerriglieri a rientrare in società.

- Perché?

- Perché ero una di loro.

 

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Abbiamo avuto tempo e spazio per condividere le nostre storie. Abbiamo preparato un campo meraviglioso per i bambini. Camilla ha avuto la possibilità di abbracciare forte Diana. Hanno condiviso le loro storie con le loro famiglie. Camilla è andata sui media nazionali per raccontare quello che è successo. Prima di andare al campo mi aveva detto che non lo avrebbe mai raccontato a sua nonna. Ed eccola lì, a parlare davanti alla nazione.

 

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Dopo il campo mia zia mi ha detto che voleva incontrarlo.

- Con tua nonna, vogliamo invitare Regis a prendere una tazza di caffè.

E così abbiamo fatto. Abbiamo chiacchierato insieme per 4 ore.

 

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Volevamo organizzare un altro campo per riunire più persone delle diverse parti in conflitto, ma eravamo a corto di soldi. In Europa i governi sovvenzionano le ONG, negli Stati Uniti il ​​settore privato svolge un ruolo nella sponsorizzazione di enti di beneficenza. Qui nessuna di queste soluzioni funziona. Abbiamo persino assunto una persona dedicata solo alla raccolta fondi, ma non ci siamo riusciti. E' stato molto frustrante.

 

Ma con la frustrazione cresce anche la creatività. Per noi rinunciare non è un'opzione. Abbiamo ricominciato quest'anno con un'idea diversa. Stiamo impostando un gioco online basato su alcuni esercizi che facciamo al campo. Abbiamo monetizzato il gioco per trovare fondi per i prossimi campi.

 

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La tecnologia per me non è solo un modo di far cassa, ma anche di dare più ampio respiro a ciò che facciamo. Abbiamo creato diverse app, ad esempio Real Giver, che aiuta a gestire i volontari in modo semplice. Il mio sogno è avere questo tipo di organizzazione in altri paesi, ci sto lavorando. La tecnologia fa parte dell'equazione.

 

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Ciò che mi spinge a continuare è il fatto che quello che facciamo funziona davvero. Abbiamo raggiunto 208.000 ore di servizio alla comunità da parte di persone che hanno aderito al progetto. E molti di loro sono diventati veri leader. Ad esempio, Maria Fernanda è in Corea e lavora a un progetto per 1,8 milioni di persone. Carlos è un mago e porta la magia ai bambini delle baraccopoli. Daniel ha portato sei giovani che lavorano con lui in Europa. Sono amanti della bici e li ha sfidati a percorrere il Camino de Santiago. Gli ho chiesto:

- Perché non hai organizzato un'escursione qui invece di andare in un altro continente?

- Perché non sto allenando le loro gambe, sto allenando le loro menti. Voglio cambiare il modo in cui vedono la vita.

 

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Coinvolgere i giovani non è facile all'inizio, la società ci impone di usare le nostre passioni e talenti per fare soldi. Non dico che sia un male, è solo incompleto. Devi usarli per qualcos'altro, qualcosa di più grande. E quando le persone lo fanno, trovano uno scopo nella vita. Oppure trovano un percorso che li porta ad avere uno scopo nella vita. E questo è importante.

 

Coinvolgerli nel volontariato è un po' come cercare di far innamorare qualcuno di te. Non puoi obbligare qualcuno, devi provare con un vestito sexy, essendo gentile, curando i dettagli, e questo è il campo estivo. Voglio che si innamorino di questo modo di vivere e, se lo fanno, troveranno un modo di agire.

 

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Tutto inizia con l'azione. Lascia che ti racconti una piccola storia.

 

Ci sono due rane su una foglia che scorre sulle acque di un fiume. Una rana decide di saltare in acqua. Quante rane ci sono ancora sulla foglia?

- Una?

- No, due. Perché c'è una bella differenza tra decidere di saltare e farlo. Smetti di pensare troppo, fallo e basta.

 

La formula è molto semplice: cambia la vita di una sola persona. Ma cambiala davvero. E saprai che ce l'hai fatta, se anche la tua vita è cambiata a sua volta.

 

 

 

1. Se hai visto la serie TV Narcos ne sai qualcosa. Le FARC erano un movimento di guerriglia coinvolto nella guerra civile in Colombia. Le sue operazioni militari venivano finanziate principalmente attraverso produzione e distribuzione di droga e il sequestro di civili.

2. Il conflitto si è appena concluso ed ancora oggi vede gli ultimi colpi di coda. Le FARC e altri gruppi ribelli hanno combattuto per i diritti delle popolazioni rurali e la giustizia sociale attraverso il comunismo. Il governo e i gruppi paramilitari volevano mantenere l'ordine e la stabilità e proteggere i cittadini e i loro interessi. Anche le dinamiche geopolitiche esterne hanno svolto un ruolo importante e hanno contribuito al caos. Tutte le parti avevano rivendicazioni legittime, ma anche la loro bella fetta di crimini e atrocità. Nel corso di questa guerra lunga 5 decadi, oltre 5 milioni di persone sono state sfollate e 220.000 sono morte, per lo più civili.

Ulteriori informazioni su Bakongo Paz: https://www.youtube.com/watch?v=Mgm3uDvwv4g

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