Ritorno alle radici

 

Abbiamo incontrato Tor più di 3 ore prima del previsto. Siamo arrivati al centro commerciale concordato come punto di incontro direttamente dalla stazione ferroviaria di Bangkok, pensando di aspettare in qualche caffetteria lavorando sulla GoodNewsLetter o altre cose. Prima che riuscissimo a trovare un posto a sedere un uomo in piedi davanti a noi ha chiesto:

 

Anna?

 

Tor?

 

Ci ha riconosciuto dalla nostra foto ed entro 5 minuti ci ha aperto il suo mondo del riso.

 

Sto andando alla Unilever a vendere il mio riso biologico. Non ha senso che aspettiate qui, venite ad aiutarmi!

 

 Poco dopo abbiamo avuto modo di conoscere i vari tipi, nomi e prezzi del suo riso, assieme a 2-3 parole in thailandese. Abbiamo anche sparso sorrisi e questo è stato abbastanza per 3 ore di vendita. In alcuni momenti c’era poco traffico e abbiamo avuto modo di chiacchierare con Tor e iniziare a conoscerlo. In altri c’erano così tanti clienti che una mano in più ha fatto proprio comodo. Al termine della vendita, ci siamo fatti quattro ore di macchina (con una pausa per una deliziosa cena thailandese nel ristorante di un’amica di Tor) per raggiungere casa sua a Korat (Nakhon Ratchasima). Lungo la strada, Tor ci ha rappresentato la sua realtà raccontandoci come è diventato un agricoltore.

 

Ho fatto molti lavori nella mia vita. Ho lavorato come chef, ho avuto il mio ristorante, ma non sono gran ché come cuoco. Prima di darmi all'agricoltura ho lavorato come mediatore a Bangkok. Guadagnavo bene ma non ero davvero felice. Ecco perché ho deciso di lasciare tutto e tornare nella mia città natale per diventare un agricoltore. Mi piace vedere il prodotto del mio lavoro. Se pianti il riso lo vedi crescere, cambiando ogni giorno.

 

Tor è tornato nella sua regione, ha acquistato un terreno e ha iniziato a coltivare il riso.

 

Ho deciso di tornare qui anche perché mi mancava la mia famiglia. Volevo stare vicino a loro, che possono sostenermi. Ma tornare non e’stata una passeggiata. Vivendo a Bangkok per tanti anni mi sono abituato ad un altro stile di vita. Le persone qui sono molto testarde, non sono aperte a provare cose nuove. E' molto difficile convincerli a fare qualunque cambiamento.

 

Non è facile combattere contro abitudini e costumi. Tor ha ammesso spesso che nemmeno la famiglia capisce. Il suo sforzo principale per influenzare la vita degli agricoltori locali è convincerli a passare dalla coltivazione intensiva a quella biologica. E' una decisione molto difficile, correlata non solo con grandi rischi, ma anche con una perdita assicurata, almeno per i primi anni.

 

Non era così tempo fa, quando tutti i contadini facevano biologico. Neanche la generazione dei nostri genitori non utilizzava fertilizzanti. Ma oggi sono tutti convinti che senza prodotti chimici non cresca nulla. Fare produzione biologica significa anche trovare un nuovo mulino e un nuovo mercato. Nella mia zona sono l'unico e alcuni sarebbero già disposti a seguirmi. Ma devo testare il mercato prima. Una volta che la mia attività si è stabilizzata avrò più argomenti per convincere altri agricoltori a cambiare. Spero che mi seguiranno. E' difficile da entrambe le parti: con i contadini, che non sono così aperti ai cambiamenti, ma anche con i clienti, che non sono molto interessati. Si accontentano del riso più economico. Non c'è molto consapevolezza sul riso biologico nella nostra società. Pookpintokao aiuta molto.

 

Il contatto con Unilever è stato possibile proprio grazie a Pookpintokao - un'organizzazione che crea relazioni tra agricoltori biologici e potenziali clienti che abbiamo descritto nel numero precedente della GoodNewsLetter. Tor ha ricevuto da loro anche 200 numeri di telefono di persone interessate all'acquisto di riso biologico, che ha iniziato a chiamare uno ad uno dopo la nostra partenza. Ma questa è solo una piccola parte del suo mercato. Tor ha una quantità enorme di riso che cerca di vendere utilizzando diversi canali.

 

Solo ieri un tizio mi ha chiamato. Vuole tre tonnellate di farina di riso al mese. Il problema è che non ho mai fatto la farina prima e non so di chi mi possa fidare. Non posso farla lavorare in un mulino qualsiasi, è troppo rischioso. Se la farina non è abbastanza buona posso perdere la mia reputazione. La fiducia si costruisce lentamente, passo dopo passo. E' molto più importante di qualsiasi grosso ordine.

 

Dopo una lunga lotta interiore alla fine Tor ha rigettato l'ordine, ma il cliente ha deciso di concedergli tutto il tempo necessario.


La farina è solo uno dei tanti prodotti a base di riso che vende. Durante i pochi giorni trascorsi a Korat abbiamo avuto la possibilità di provare il suo delizioso gelato al riceberry (un tipo di riso particolarmente aromatico), lo abbiamo aiutato con la pulizia e l'imballaggio del sapone di riso, abbiamo parlato della sua esperienza con la produzione di wafer per involtini, vino di riso e spaghetti di riso. Tra l’altro, Tor ha messo subito in pratica i nostri suggerimenti.

 

Ho cercato di impacchettare tipi diversi di riso con diversi colori in un'unica confezione come hai suggerito e sembra funzionare. Me ne puoi impacchettare un po’ di più?

 

L'immaginazione di Tor non si limita ai suoi prodotti. Ha già cercato di aprire un ristorante locale (idea rinviata ad un futuro prossimo) e di avviare una fondazione che si propone di aiutare bambini provenienti da famiglie povere ad andare a scuola. E' solo all'inizio, ma Tor ci ha chiesto tanti consigli e possibili soluzioni per farla funzionare correttamente.

 

Credo che aiutare le persone, donare, è essenziale nella propria vita. Voglio fare qualcosa di buono per gli altri. E questo mi ritorna indietro sotto forma di felicità. Alla fine dei conti mi sento felice di aver potuto dare il mio contributo.

 

Dopo un paio di giorni con Tor sento che è tutto vero. La prima immagine che mi viene in mente quando penso a lui? Un sorriso. Sempre sorridente. Un atteggiamento molto caldo verso gli altri, la sua famiglia, i suoi collaboratori. Il suo atteggiamento positivo viaggia di pari passo con un approccio pragmatico al lavoro. Tor è abile nel delegare efficacemente i compiti. E’stato in grado di utilizzare appieno il tempo in cui siamo rimasti li ad aiutarlo. A partire dalla pulizia e sgusciatura del riso con tre macchine manuali, passando per pesatura e confezionamento, fino al trasporto e alla vendita - in pochi giorni abbiamo contribuito a tutti questi passaggi, avendo la possibilità di sperimentare noi stessi la dura vita di un contadino. Soprattutto dell'agricoltore biologico, il quale non può vendere il riso al comune mulino.

 

Se vendo il riso ad un comune mulino lo mescolano con il resto, con il riso da cultura intensiva. Per ora lo faccio manualmente insieme a mio genero. Ho aperto anche il mio negozio per vendere il riso biologico e soprattutto sto cercando di costruire credibilità all'interno della comunità. A volte regalo del riso, in modo che possano provare, assaggiare e decidere se vogliono tornare a comprarne.

 

E lentamente tornano. Costruire credibilità è un processo lento, che richiede molta pazienza. Lo stesso è con la coltivazione di riso. Tor semina due volte l'anno (un sacco di agricoltori sono in grado di farlo una volta sola) - intorno a luglio e marzo. Per i mesi successivi il riso cresce immerso nell'acqua, vulnerabile agli attacchi degli animali (se è veramente organico) e alle intemperie. Intorno a novembre e giugno è tempo di raccolta, duro lavoro fisico in un caldo soffocante, che richiede un bel po' di forza e pazienza. Il resto del tempo Tor lo passa processando il riso e alla ricerca di nuovi clienti. La coltivazione biologica è sempre connessa con dei rischi - La natura lo lascerà crescere? Gli animali se lo mangeranno prima? Questo è uno dei modi per distinguere una coltura chimica da una organica - ci sono degli animali intorno? Ci sono granchi e pesci nell'acqua in cui il riso cresce? Ci sono uccelli e insetti che svolazzano in giro? Se sì, vuol dire che non stati trattati con sostanze chimiche e quindi anche il riso è sicuro. Ma quanti consumatori se ne preoccupano? Sono abbastanza per permettere agli agricoltori come Tor di sopravvivere e di non essere obbligati a tornare alla produzione di massa? La responsabilità, come consumatori, è nelle nostre mani.

 

PS. Una delle nostre responsabilità è quella di informarci sui possibili metodi di produzione del cibo. Va da se che le cose sono un po’ più complicate di una semplice equazione biologico=buono, chimico=cattivo. Per saperne di più sulle produzioni biologiche visita: www.aiab.it oppure www.upbio.it

 

Chamlong Dokkratok (Tor) – Agricoltore biologico della zona di Korat (Nakhon Ratchasima), Thailandia.

Contatto ottenuto grazie a Pookpintokao, un progetto che supporta le relazioni tra agricoltori biologici e potenziali clienti.

Ulteriori informazioni sull'azienda di Tor

 

Ulteriori informazioni su Pookpintokao sul loro sito o su Facebook

 

 

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