Momenti


Ci manca moltissimo viaggiare. Soprattutto per Anna, stare fissi in un posto è una sfida, considerando che nessuno sa quanto durerà questa storia. Una cosa che ci aiuta è focalizzarci su tutte le nuove opportunità che questa situazione può portare; un'altra è tornare a quei piccoli #momenti del nostro viaggio, sempre troppi da condividere propriamente con tutti voi. Vorremmo proporvi una nuova serie di post, che esplori quei ricordi, impressi fortemente nel nostro cuore, a volte catturati con foto, troppo fugaci per dare loro l'attenzione che meritano. Si sono persi nel flusso costante di eventi più significativi. Ma forse la vita succede proprio lì, in quegli infinitesimi qui e ora, tra una pietra miliare e l'altra, nel mezzo tra due appuntamenti importanti, tra le interviste, la fretta.


Cominciamo con questa foto scattata a Mirissa, Sri Lanka. Una delle nostre preferite fatte in quell'area, in un solo scatto racconta sul paese più di un fiume di parole. Una foto che nel vicino sud dell'India, magari ad eccezione di Goa, non sarebbe possibile: le convenzioni sulla maniera di vestire e su quali parti del corpo possono essere mostrate in pubblico sono molto più rigide. Ma in questo particolare momento diverse culture e credenze hanno la possibilità di coesistere senza scalpore. A partire da destra - occidentali che si godono l'oceano mostrando i loro corpi, coprendone solo una piccola parte, secondo gli standard dei propri paesi. Li seguono anche qui, in un luogo lontano con regole e contesti completamente diversi. Prendono più spazio, il loro individualismo si manifesta plasticamente nella distanze tra l'uno e l'altro. Ragazzi, in vacanza per qualche giorno, godendosi tutto ciò che un paese “esotico” può offrire loro. Si trovano nella parte più turistica dello Sri Lanka e ci fanno pensare ai tanti turisti che abbiamo incontrato che vengono qui con poca o nessuna volontà di comprendere a fondo la realtà che stanno visitando. A sinistra una famiglia musulmana; coperta come spesso accade, anche se vicino al mare si lasciano un po' andare, scoprendo piedi e polpacci. È la versione dell'Asia meridionale degli abiti musulmani, pieni di colori e di vita. Sono tutte donne, probabilmente della stessa famiglia. Si godono il mare, ma con una sorta di modestia, non occupano molto spazio, non si precipitano in acqua troppo velocemente. Infine, abbiamo una coppia, probabilmente fratello e sorella, forse cugini, che rappresentano la realtà indù. Sembrano a loro agio in acqua, vi entrano con i loro vestiti di tutti i giorni, lunghi almeno al ginocchio. Sono vicini gli uni agli altri, non occupano troppo spazio: in questa parte del mondo lo spazio è abbastanza limitato e l'individualismo non è molto incoraggiato. È la comunità che conta, la collettività nel modo in cui vivono, prendono decisioni, costruiscono relazioni.



A lato di questo quadretto c'era un uomo con una bambina. L'Uomo - di pelle scura, probabilmente locale - e la bimba - bianca e bionda, proveniente da un contesto diverso ma molto a suo agio nel luogo in cui si trovava. Si vedeva chiaramente che erano molto legati, la piccola abbracciava l'uomo, lo chiamava per raggiungerla, lui la proteggeva con tenerezza. Considerando i colori della pelle non è molto probabile che fossero della stessa famiglia. La bambina, sui 3 anni, ha cercato di interagire con altri bambini li vicino, correvano insieme dietro a un giocattolo volante, urlando e ridendo. Non conosceva ancora le distanze non scritte tra razze, culture e religioni che vediamo nella foto. A lei non importava granché, era la regina del suo mondo e accoglieva chiunque volesse entrare.


Ci sono bastati pochi minuti seduti su quella spiaggia, lontani da tutte quelle persone, per generare tanti pensieri su noi stessi, la nostra realtà, il colonialismo, il post-colonialismo e il nuovo colonialismo, sulle differenze tra noi e soprattutto su ciò che abbiamo in comune. E sullo Sri Lanka, dove le persone possono essere come sono, il che è già un bel passo verso la ricerca di una lingua comune. Ancora non ci siamo, divisi dalle nostre convinzioni, dalla difficoltà di vedere oltre il nostro contesto, piuttosto vivendo esistenze parallele (con uno scontro di tanto in tanto). Ma c'è uno spazio per incontrarsi. C'è sempre spazio.

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