Vederci di Piú

 

All'inizio abbiamo pensato che non avremmo parlato della sua cecità. Magari l’avremmo menzionata solo alla fine, tra le informazioni aggiuntive. Del resto perché dovrebbe essere così importante? In realtà lo é. Perché Yoshi con la sua fede, atteggiamento e impegno, con il suo modo di affrontare piccoli e grandi problemi della vita quotidiana, con il suo entusiasmo e ottimismo ci ha aperto gli occhi ogni singolo giorno dei pochi che abbiamo potuto trascorrere con lei a Phrao, Thailandia, dove Yoshi dirige il progetto Always Reading Caravan (ARC). Ma prima di iniziare a parlarne diamo uno sguardo al percorso che ha condotto Yoshi al punto in cui si trova oggi.

 

Mi piace leggere sin da quando ero piccola. Per lo più era mio nonno a leggere per me da quando avevo 2-3 anni. Mi piaceva molto il mondo delle storie. Quando sono andata alle elementari ho imparato il Braille in fretta. Ero motivata, avrei potuto leggere da sola senza dover chiedere ad altre persone di aiutarmi. Da allora il piacere della lettura è parte integrante della mia vita.

Inoltre, essendo cieca ho sempre avuto bisogno di essere aiutata, e ne ho tuttora. Ciò che ho sempre odiato è quella sensazione di non essere in grado di ricambiare. E' quasi una fobia, non voglio considerarmi inutile.

Quando avevo circa dodici anni ho cominciato a imparare l'inglese. Mi piaceva molto; mi piace la comunicazione in generale: consente di interagire con persone con le quali altrimenti non avrei avuto a che fare. Quando sono andata a Tokyo mi sono resa conto che avrei potuto anche studiare all'estero. Quando avevo 18 anni sono andata in America, dove ho incontrato un sacco di gente proveniente da posti diversi. In Giappone, da dove vengo, siamo tutti molto simili. Non abbiamo molti immigrati. Non abbiamo neanche grosse differenze in termini di benessere. Non ci sono persone ne troppo ricche, ne troppo povere. In caso di disabilità abbiamo la possibilità di essere educati in scuole specializzate. Sono nata cieca e sono andata in una di queste scuole speciali; quindi la maggior parte dei miei coetanei avevano una condizione simile alla mia. Non ho avuto molte esperienze con persone provenienti da ambienti differenti. Mi piaceva leggere di queste cose nei libri, li ho visti alla TV e ascoltati alla radio, ma non ho mai avuto amici che sono sopravvissuti ad una guerra, o che hanno subito abusi dai genitori, o rifugiati che si sono dovuti adattare ad un nuovo paese. Quando li ho incontrati in America è stata davvero un'esperienza che mi ha aperto gli occhi: wow! Queste persone esistono veramente e sono come te e me. Hanno gli stessi problemi, sono scaricate dal fidanzato, non gli piacciono gli spinaci, cose così. Ho iniziato a essere molto interessata allo sviluppo internazionale. Ho capito quanto sono stata fortunata ad avere genitori comprensivi. I miei genitori non sono così moderni, sono piuttosto tradizionalisti, e tuttavia mi hanno permesso di studiare all'estero. Sono nata in una fattoria e cieca, ma l’ho potuto fare. Tante altre persone non possono. E’ un’ingiustizia!

In America ho iniziato ad interessarmi alla Thailandia. Durante il periodo dell’università ci sono tornata un paio di volte per lavoro o per scambio. Prima di trasferirmi qui del tutto ho lavorato per due anni a Tokyo per una grande azienda, ma non mi piaceva gran ché. Avevo uno stipendio soddisfacente, ma avevo la sensazione che nessuno beneficiasse del mio lavoro. Lo sentivo completamente inutile. In quel periodo sono venuta a sapere di kanthari e ho deciso di fare domanda.

 

Come recita il sito kanthari.org: "Kanthari a Trivandrum, nell’India Meridionale, offre borse di sette mesi per seguire un corso di leadership per visionari che hanno superato avversità e che sono desiderosi di guidare un cambiamento sociale etico in qualsiasi parte del mondo". Oltre ad aver partecipato al corso kanthari, Yoshi, insieme ad altri 6 colleghi da Polonia, India, Brasile, Uganda, Serbia e Germania, ha avviato un network di apprendimento per ex-allievi kanthari che li permette di crescere, imparare, e supportarsi a vicenda.

 

Per fare domanda al kanthari avevo bisogno di qualche idea. Non volevo fare un progetto per i soli non vedenti. Il mondo dello sviluppo per disabili è così piccolo, ci si conosce tutti. Volevo fare qualcosa di diverso. Ho sempre voluto promuovere una società inclusiva. A quel tempo avevo già visitato la Thailandia diverse volte e avevo notato che la gente non legge affatto; soprattutto nelle zone rurali, le persone guardano la TV ma spesso non hanno neanche un libro. Per me questo è inconcepibile! Come fanno i genitori a non avere neanche un libro per il loro bambino?! Volevo fare qualcosa a riguardo. Ho scritto nella mia domanda che volevo fare una biblioteca per tutti. Mi hanno accettato così sono partita per il corso. Là, ad un certo punto, ho avuto l'idea di creare una biblioteca mobile, così che persone disabili o anziani o persone con bambini piccoli o malati possano usarla. È così che l'idea ha preso forma.

 

Yoshi è arrivata in Thailandia nel febbraio 2010 e inizialmente ha avviatola sua idea a Bangkok. Ma fin da subito si è accorta di non essere nel posto in cui c’é più bisogno. Nel settembre 2011 si è trasferita a Phrao, nel nord, due ore di autobus da Chiang Mai. Qui supporta la piccola comunità locale e le tribù montane. Le sue attività si concentrano su tre elementi principali: la biblioteca, il servizio di biblioteca mobile ed i centri per bambini.

 

All'inizio con To, la mia prima dipendente, abbiamo organizzato una biblioteca mobile utilizzando una moto. Ma in questa parte della Thailandia la gente è timida, hanno barriere un po' più alte. Non si esponevano venendo da noi quando arrivavamo in moto cercando di incoraggiarli a prendere in prestito dei libri. Volevano sapere chi siamo e cosa facciamo. Ecco perché abbiamo aperto una biblioteca che funge da sede fissa. Ma abbiamo mantenuto il servizio mobile: una volta al mese andiamo nelle scuole, da disabili, dai malati o dagli anziani.

Abbiamo cercato di raggiungere con il servizio di biblioteca mobile anche le tribù montane. Non ci avevo pensato inizialmente, ma quando sono andata in quei villaggi remoti mi sono resa conto che la gente in queste comunità non parla thai, parla una lingua tutta sua. Quindi non ha senso portare la biblioteca mobile fino a lì. Dopo aver consultato la popolazione locale abbiamo deciso invece di aprire lassù un centro di istruzione per bambini. Non era nel nostro piano originale, ma si è rivelato necessario e lo abbiamo fatto. Abbiamo aperto tre centri, di cui due ancora attivi. Uno lo abbiamo dovuto chiudere per il numero ridotto di bimbi.

 

Prima di raggiungere l’attuale situazione, Yoshi ha dovuto superare un sacco di problemi. Prima di tutto, ha dovuto convincere la comunità locale sia sul progetto che su se stessa: lei è cieca, il che è già atipico per gli abitanti di Phrao; Inoltre, é giapponese. Ormai, con il tempo, è diventata un membro della comunità. Nel terzo compleanno della biblioteca – a cui abbiamo avuto la fortuna di partecipare e che abbiamo aiutato ad organizzare - hanno partecipato circa 150 persone. Un grande risultato in un villaggio di tali dimensioni. Questa è una delle cose che motiva Yoshi ad andare avanti.

 

Mi piace molto vedere che la comunità si sviluppa intorno alla biblioteca. All'inizio nessuno ci dava peso. Giusto alcune persone che prendevano i libri e basta. Ora abbiamo attività regolari per i bambini e centri di alfabetizzazione. Sta davvero diventando uno dei punti fermi della comunità. Per me il progetto ARC dovrebbe funzionare non come una semplice biblioteca, ma come fulcro della comunità. Mi fa piacere che il progetto cresca e i bambini continuino a venire. Credo che ciò che facciamo valga la pena. E’ stimolante. Il mio messaggio é: chiunque può fare qualcosa per gli altri, indipendentemente dalle circostanze. Alcune persone vedono me, vedono il nostro progetto e capiscono che anche loro possono fare qualcosa anche se non hanno molti soldi, beni, o istruzione.

 

L’impegno di Yoshi é fonte d’ispirazione per un sacco di gente. La sua cecità non è indifferente in questo caso: la gente vede che lei non si ferma davanti a nulla, e nessuno di noi ha una scusa altrettanto solida. Cos'altro comporta la cecità di Yoshi?

 

Beh, ha conseguenze sia positive che negative. In negativo: mi limita nel lavoro. Non riesco a guidare, non posso fare gran parte del lavoro fisico. Ci sono così tante cose che le persone vedenti possono fare più velocemente. Magari se fossi in grado di farle la relazione con i miei dipendenti sarebbe diversa. Quello che faccio è invisibile per loro. Vedono solo le persone che porto, i soldi che raccolgo, ma non mi vedono lavorare fisicamente. Per una comunità semplice come questa non é una cosa facile da comprendere. Anche il rapporto con i bambini: è un po' difficile relazionarmi con loro in quanto i bimbi piccoli sono diffidenti verso persone diverse. Non ho molto contatto con loro, il che è triste perché mi piace molto lavorare sul campo.

Il lato positivo è che posso vendere il mio progetto più facilmente. E' strano per la gente: una donna giapponese e ipovedente con un progetto in Thailandia. E' un buon punto per attirare l'attenzione. Spesso è difficile catturare la curiosità delle persone, ci sono così tante informazioni in giro, attivisti sociali, ONG. E' così difficile guadagnarsi l'interesse di qualcuno. Questo è il più grande vantaggio di essere cieca.

Un altro lato è che provo empatia verso coloro che hanno un costante bisogno di aiuto. Ho sicuramente una minore tendenza ad un approccio dall'alto verso il basso. NOI aiutiamo TE. TE sei aiutato da NOI. No. Cerchiamo di coesistere. Chiediamo sempre alla gente di aiutarci visto che senza di loro non possiamo esistere. Anche nei villaggi chiediamo alle persone di aiutarci: "vieni e pulire il centro per bambini di tanto in tanto", "porta dei frutti per i bimbi". E' molto importante coinvolgere le persone.

 

Coinvolgere altre persone, soprattutto i collaboratori, è una delle più grandi sfide per Yoshi.

 

Una delle sfide più grandi per me sono le risorse umane. In parte perché ci troviamo in una zona remota. Non credo che sarebbe così difficile a Bangkok. Ma qui, se vuoi avere gente della comunità è molto difficile bilanciare un buon utilizzo delle risorse umane con i loro bisogni. Quello che siamo in grado di fornire soddisfa le loro aspettative?

I lavoratori fanno il loro dovere, ma non sono sognatori come me. Il livello di impegno è forse un po' più basso di quanto mi piacerebbe vedere, ma se vuoi qualcuno del posto devi accontentarti di persone terra terra, un po’ materialisti. Un'altra sfida è quella di trovare una persona a cui posso affidare l'organizzazione. Sono come una madre con il suo piccolo. Una madre ama il suo bambino più di chiunque altro. È possibile ingaggiare un’ottima babysitter, ma lei starà li per soldi, non è amore incondizionato. Come si dice in Giappone, ora sto cercando un buon marito per il mio progetto. Sono in attesa del matrimonio, ma al momento trovare il giusto fidanzato è abbastanza difficile. Non ci sono molti changemaker nelle comunità locali, ma ha senso consegnare il progetto solo a qualcuno del posto.

 

E cos'è necessario per essere un changemaker?

 

Per essere changemaker bisogna essere un po' sognatori. Questo mondo è così pieno di messaggi negativi. Se leggi i giornali e credi solo a quello che dicono non c'è spazio per i sogni. In Asia, e suppongo anche in molti altri paesi, spesso siamo scoraggiati, ci viene detto di dimenticare i nostri sogni e concentrarci sul lavoro. Devi essere in grado di alzarti e dire: "Io ho il coraggio di sognare". Bisogna essere un po' irrealistici, pazzi. Le conoscenze a livello pratico possono venire più tardi. Se sei abbastanza appassionato puoi convincere altri a inseguire il tuo sogno, a contribuire. Anche loro inizieranno a crederci.

Sogna. E’ solo allora che i sogni possono diventare realtà.

 

Yoshimi Horiuchi – laureatasi al programma kanthari, fondatrice e leader del progetto Always Reading Caravan in Phrao, Thailandia.

Contattata grazie a kanthari plus global network, dedicato agli ex-alunni kanthari

Consulenza: Tomasz Kozakiewicz, creatore del network globale kanthari plus.

 

Ulteriori informazioni su Always Reading Caravan sul sito e su Facebook

Ulteriori informazioni su kanthari e kanthariplus

 

 

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